Le parole non dette – Vecchi gettoni telefonici rimasti in sospeso

Le storie degli oggetti di #TeLoCompraBakeca (episodio 02)

Ci sono storie che vengono immaginate semplicemente guardando gli annunci che ci sono sul nostro sito. Queste sono quelle che stiamo scoprendo durante le nostre ricerche di oggetti particolari per la campagna #TeLoCompraBakeca


Chissà che cos'altro avrebbero potuto dirsi se non fosse arrivato quel treno. Matilde se lo domandava spesso, ogni volta che decideva di interrompere il suo appostamento per andare a controllare la cabina che si era appena liberata.


Tirava giù le gambe dalla panchina e saltellava veloce verso la cornetta, pronta a infilare agilmente le sue piccole dita nella vaschetta in basso, dopo aver schiacciato il pulsante rosso. Raramente si sbagliava. Pochi secondi e il tintinnio di almeno un paio di dischetti metallici la faceva esultare, sovrastando per un attimo il caos sferragliante della stazione.  


Riusciva a recuperare in media cinque gettoni telefonici al giorno. Si era allenata tanto e ultimamente aveva persino stabilito quale fosse la panchina migliore per aspettare: quella gialla, a circa metà del primo binario. Da lì poteva tenere sotto controllo tutte le cabine, rimanendo allo stesso tempo comoda e abbastanza vicina per raggiungerle in fretta, prima del prossimo utente. 


Non le pesava affatto l’attesa. Si immergeva volentieri in quel via vai quotidiano di passeggeri, e spesso si divertiva a cercare di intuire in anticipo chi si sarebbe potuto fermare a telefonare. Passava in rassegna scrupolosamente tutti i mittenti. Non si lasciava sfuggire nessun dettaglio: sesso, età, abbigliamento, taglio di capelli. Memorizzava i gesti, le espressioni e le emozioni sui visi nascosti dietro le vetrate. A volte erano tristi, altre gioiosi. Qualcuno persino rideva, mentre qualcun altro piangeva proprio nella cabina accanto. Ma non c’era più tempo, il treno era in partenza e chi si trovava dall’altra parte della cornetta sarebbe rimasto in sospeso ancora una volta.


Ecco perché Matilde si precipitava a raccogliere quanto più in fretta possibile i gettoni rimasti. Sapeva che dentro a ognuno di essi era racchiusa una manciata di frasi che lei doveva assolutamente salvare. Non poteva permettere che qualcun altro si intromettesse utilizzandoli. Quelle “parole mai dette” dovevano rimanere intatte, in attesa di poter tornare al loro legittimo proprietario. 


Dopo aver recuperato i gettoni, la piccola tornava ad accucciolarsi sulla panchina per iniziare a esaminarli con cura. Ne studiava la forma, le scalanature, le incisioni, addirittura la lega e l’anno di conio. Poi tirava fuori dal suo zainetto un taccuino blu sul quale preparava per ciascun dischetto una scheda con un ritratto accurato del mittente, la data e l’ora della telefonata. 


Sperava di ritrovare un giorno, fra i volti dei passeggeri in arrivo, quelli dei proprietari dei suoi gettoni, così da poterglieli restituire nella speranza di regalare un finale alle loro storie


Qualche volta Matilde ci riuscì, qualche altra invece no, ma continuò a tornare alla stazione tutti i pomeriggi per diversi anni, fino a quando un giorno qualcuno le disse che tutti i gettoni rimasti in circolazione sarebbero stati ritirati perché ormai non si usavano più. 


Chissà che cos'altro avrebbero potuto dirsi se non fosse arrivato quel treno – continuò a chiedersi ancora molto tempo dopo, giocherellando con un vecchio portamonete in cuoio. 


I gettoni telefonici erano ancora lì, sani e salvi. Ne erano rimasti sessantasei e lei li aveva protetti con cura perché pensava che, in fondo, a volte sono proprio le parole non dette quelle che avremmo dovuto dire per poter partire, tornare o – semplicemente – riallacciare un filo!


Credits:

  • pixabay.com
  • pexeles.com
Alice Serrone

Ti è Piaciuto l'articolo? Condividilo sui social:

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on email

4 risposte a “Le parole non dette – Vecchi gettoni telefonici rimasti in sospeso”

  1. Stupendo racconto Alice, uno stralcio di vita che tutti noi della classe 60/70/80 abbiamo vissuto, tutti noi abbiamo ancora qualche gettone in giro x casa (io di sicuro ) e tutti noi abbiamo lasciato qualche frase non detta nella cornetta del telefono di quelle cabine che oramai sono un lontano e sbiadito ricordo di un tempo che non torna più! Grazie ! Ariella

  2. Racconto pieno di emozioni per chi ha vissuto quei tempi!
    Le attese, le speranze, la nostalgia, la distanza con chi si voleva bene, forte emozione nel sentirsi solamente quando era possibile!
    Grazie per questo bellissimo ritorno a quei tempi
    Giovanni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Rimani connesso

Leggi anche:

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER