La copertina scintilla dentro la busta trasparente che lo preserva in tutta la sua fierezza. Un uomo in calzamaglia si libra in aria sullo skyline di Metropolis.
È Superman #1, la prima copia del fumetto che racconta la celeberrima saga del supereroe che continua fino ai giorni nostri.

Le possiamo dare del tu?

Assolutamente no, preferisco il lei, sono uno vecchio stampo.

Cosa pensa della sua fama? Com’è stata l’esperienza di essere il pioniere di una saga?

Sono completamente a mio agio con la fama, l’adoro. Sono stato un numero uno dall’inizio e io l’ho sempre saputo.
A dir la verità non mi stupisco che della fama sia arrivata presto. I have what it takes, diremmo noi negli Stati Uniti.

Sicuramente non manca di autostima Mr. #1. Dica, che rapporto ha con il tempo che passa e le grinze che emergono?

Devo dire che al primo sguardo, capita spesso che mi scambino per una riedizione. Se non fosse che ho il numero uno impresso a chiare lettere e l’anno di pubblicazione sono sicuro che gli esperti avrebbero molta difficoltà a risalire al mio vero anno di stampa. Dopo tutto, se uno si mantiene bene e ben lontano dalle manine appiccicose degli infanti riesce a riscuotere discreti risultato. È un impegno quotidiano, quello che io metto nel mantenimento del mio aspetto impeccabile.

Ha qualche consiglio per gli altri fumetti che ci leggono?

Assolutamente state lontano dall’umidità.

C’è un buon rapporto tra lei e gli altri primi? Cioè i primi numeri di altri fumetti.

L’ambiente è molto competitivo, spesso chi ci compra è appassionato anche di altri fumetti, quindi c’è sempre molta competizione.
In generale io faccio parte di una ristretta cerchia di celebrità, quando si è ai miei livelli la solitudine è un sentimento con cui si impara presto a convivere. La fama è quello che mi ripaga.

Cosa si prova ad essere un pezzo da esposizione a non essere letti?

Ovviamente all’inizio anch’io ho dovuto fare un po’ di gavetta e sono stato spesso letto, ora è un po’ diverso. Mi piace pensare di essere diventato un prodotto esclusivo, dopo tutto sono costato 5.3 milioni di dollari. Le rare volte che vengo sfogliato cerco di dare al lettore un’esperienza indimenticabile. In fondo, sono un rarissimo numero uno…

Potrebbero parlarci di come nasce un fumetto?

Beh sono nato come nasciamo tutti i fumetti, da un’idea di due padri: Jerry Siegel e Joe Shuster, dal primo ho preso le parole e il pensiero, mentre dal secondo il look e lo stile. Poi sono passato da revisori di bozze e mille mani, per poi arrivare ad una tipografia. Ancora qualche ricordo le grosse mani inchiostrate dell’addetto alla rilegatura. Poi l’odore di inchiostro e carta era fortissimo in me, tra le pagine ancora lo conservo. Ecco, come un’idea si trasforma in pagine e torna idea in molte altre menti.

Com’è stato il passaggio di medium, cioè dal fumetto allo schermo?

Beh, come tutti sapete, quelli che hanno interpretato Superman negli anni sono attori che si prestano ad interpretarmi.
Devo dire che è piuttosto soddisfacente vedere se stessi proiettati ad un pubblico così vasto, come quello della tv e del cinema. È anche molto interessante vedere il taglio che ogni autore da di me. La mia versione preferita è sempre il primo adattamento televisivo del 1941, prodotto dai Fleischer Studios. Lo ammetto, in fondo sono un romantico.

Un desiderio per il futuro?

Ovviamente che la saga di Superman continui, magari attraverso nuovi media audiovisibi o chissà attraverso esperienze terze.
Penso che Clark abbia ancora molto da dire agli Stati Uniti e al mondo. In fondo, siamo tutti detentori di grandi poteri e grandi responsabilità, questo è il mio messaggio senza tempo.

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Ilaria Baggio
Ilaria Baggio