“Ok, boomer”. Viaggio linguistico nel mondo della Generazione Z

Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate: viaggio linguistico nel mondo della Generazione Z

Miei cari boomers, molte volte potreste aver bisogno di ricevere una pacca sulla spalla: non preoccupatevi, è normale.
Se nel cuore della notte sentite il bisogno di svegliarvi e piangere abbracciati ai vostri anziani amici, fatelo pure: è liberatorio. Ma non fatevi scoprire dai vostri figli, fratelli, sorelle, cugini, nipoti, biscugini, pronipoti, perché le vostre lacrime potrebbero farli cringiare.


Dovete accettarlo cari boomers, la vostra epoca è passata: non siamo più nei ruggenti anni ’90, dove bastava guardare una puntata di Dawson’s Creek o ascoltare le canzoni di una Britney Spears in forma smagliante (prima del suo mental breakdown del 2007); non ci sarà più il gel per capelli a indurire le vostre capigliature e il vostro cuore, e nemmeno i profumi alla vaniglia in regalo con i giornaletti, per alleviare quell’odore di morte e putrefazione che aleggia intorno a voi e ai vostri sogni infranti. Ok, boomers?


Avete tutti la stessa espressione in volto, ogni volta che parlate o chattate con i vostri fratelli, sorelle o cugini: l’espressione di chi ha appena visto uscire una blatta dal lavandino e non capite come ci sia finita lì dentro. Anzi, forse la blatta vi fa anche meno paura di termini come “flexare” e “ghostare”.


A volte, indossate anche la stessa espressione di chi si ritrova Cicerone all’esame di maturità e non riesce a trovare il soggetto della frase. Perché a voi mancano proprio le basi… non la capite proprio questa Generazione Z.

Questi gggiovani che hanno imparato prima ad impugnare uno smartphone che il biberon, mentre a voi bastava Heidi con le sue caprette.
Potreste aver vagamente compreso che la Generazione Z (anche detta Gen Z, i-Gen, Post-Millennials, Centennials, Zommers, Plurals) è una generazione di nativi digitali, che a colazione non mangiano latte e cereali, ma pane e Tik Tok. Fin qui ci siete, anche se molti di voi devono ancora capire che Tik Tok non è il nome di quelle caramelle alla menta da masticare prima di un appuntamento galante.


Ma cos’altro sapete della Generazione Z? Bakeca vi viene in aiuto, porgendovi la sua mano per tirarvi fuori dal girone infernale dove siete intrappolati, in cui non ci sono cani a tre teste o diavoli, bensì gif glitterate e animali di discutibile bellezza che offrono tazzine fumanti.
Bakeca è qui proprio per tirarvi fuori dal limbo del “Buongiornissimo, kaffèèèè?”


Il linguaggio della Generazione Z non avrà più segreti per voi: in questo modo, i vostri figli, fratelli, sorelle, cugini, nipoti, biscugini e pronipoti non si vergogneranno più di voi e smetteranno addirittura di ghostarvi. Il vostro modo di fare meme, scrivere ed usare le emoji puzza davvero di naftalina e anni ’90: avete davvero bisogno di un prontuario, di un kit di sopravvivenza perché siete un po’ troppo normie.


Pronti, boomers?

Donna In Camicia A Maniche Lunghe Rossa Che Si Siede Sulla Sedia


Cringe: un po’ come l’alfa per l’alfabeto greco, il termine cringe è davvero la base del linguaggio della Generazione Z. Non ne è solo la base, ma anche il segno distintivo, l’emblema. La Generazione Z è una generazione che è sempre pronta a cringiarsi, con la stessa frequenza con cui Dante sviene nella Commedia.


Il cringe è la poetica letteraria di questa generazione, perché è come il nero: sta bene su tutto. Anche L’Accademia della Crusca ne ha parlato, nella sezione dedicata alle nuove parole in uso nell’italiano standard.
La spiegazione del termine cringe è molto semplice: sta a significare l’atto del provare imbarazzo e disagio davanti a scene e atteggiamenti altrui. Avete presente quella sensazione che provavate da piccoli, quando guardavate un film coi vostri genitori? Bene, provate a ricordare il momento in cui arrivavano le scene in cui gli attori si accarezzavano, si baciavano e poi cominciavano a copulare con nonchalance.
Ricordate la voglia di scappare in bagno per nascondervi? I vostri mal di pancia improvvisi, che scomparivano non appena la scena finiva e gli attori si rivestivano? Non c’è bisogno di aggiungere altro, quello è il cringe, cari boomers.


La Generazione Z si cringia il 90% del tempo, e spesso siete proprio voi a farla cringiare: potrebbero cringiarsi se vedono un meme dell’era mesozoica (ad esempio quelli in cui una mela e un’arancia parlano con voce robotica) o se ricevono un adesivo gigante in chat con l’Ape Maya che serve il caffè,in mezzo ai glitter e agli arcobaleni che luccicano più di Las Vegas.


Boomer: potreste aver ancora bisogno di chiarimenti su questo termine, ma d’altronde siamo qui per questo. Il termine Boomer (o anche Baby Boomer, ossia nato durante il boom dei bebè americani) viene dagli USA e di solito sta a indicare una persona nata tra il 1946 e il 1964, negli anni appunto di boom demografico ed economico che seguirono il secondo dopoguerra. I confini anagrafici di questa generazione però non sono netti, e spesso si intersecano con quelli della Generazione X, nati tra il 1965 e il 1980.


Un boomer può anche tranquillamente essere nato dopo il 1964, perché il vero criterio d’appartenenza al clan dei boomer è più che altro la mentalità. In Italia di solito i boomers si muovono in branco, soprattutto su Facebook, che è il loro social d’elezione: lì proliferano, come certe muffe, e solo raramente si trovano su Instagram, ma soltanto per condividere selfie con i loro volti in primo piano, accompagnati da canzoni di Michael Bublè o Francesco Renga. O per pubblicare foto di piatti di pasta con la canzone “Aggiungi un posto a tavola” o “Le tagliatelle di Nonna Pina”. O per postare foto dei figli, rigorosamente coperte da emoticon a forma di cuore. Brrr!;


Ghostare: è il termine più semplice e sta ad indicare l’atto di sparire. Quando un membro della Generazione Z non vuole più rispondere, non dà chiarimenti: semplicemente, ghosta. Una generazione di fantasmi, ma del resto i desaparecidos esistevano anche prima dei social media;

Immagine gratuita di 20 25 anni donna, 20 25 anni uomo, arte al neon


Flexare: termine dai confini molto nebulosi, ma davvero in voga nella Generazione Z. Si tratta di un calco del verbo inglese “to flex”, ossia ostentare qualcosa. Si può flexare un paio di scarpe, una t-shirt: è un po’ l’equivalente del “la tua invidia è la mia forza!”, molto usato negli anni tra il 2008 e il 2010, quando andavano di moda i jeans a vita bassa e le cinture di stoffa


Crush: La Generazione Z non s’innamora, ma prende le crush. Questa parola onomatopeica sta a indicare proprio l’atto del prendersi una cotta (non starete mica tutti pensando a Crash Bandicoot, vecchi volponi?)
Potrebbe capitarvi di imbattervi in qualche membro della Generazione Z che si è preso una crush: no, non si sono presi nessuna malattia, nessun covid, non sono contagiosi, semplicemente si sono presi una cotta micidiale per una persona che stalkereranno selvaggiamente su Insagram e Tik Tok, fino a risalire alle foto e ai video del battesimo


Normie: I normie sono persone basic, che si accodano alla massa e non hanno passioni particolari. Il normie è la quintessenza del mainstream. Spesso il termine potrebbe essere utilizzato anche come aggettivo per indicare alcuni tipi di ironia e umorismo: alcuni meme potrebbero essere reputati normie e, di conseguenza, far cringiare. Ogni cosa ne richiama un’altra: non si può dire che alla Generazione Z manchino i rimandi intertestuali!


Vibes: La Generazione Z è un po’ sensitiva. Senza scomodare Wanna Marchi e il Mago Otelma, è una generazione che vive di vibrazioni. Riescono ad annusarsi tra loro, come animali dello stesso cortile, e a distinguere in positive e negative vibes. Ed è anche un fatto di stile, perché riescono a capire subito l’appartenenza di altri membri a specifiche correnti, grazie alle loro antenne potentissime


Snitchare: Vuol dire “fare la spia”. Gli spioni e i ficcanaso, nella Generazione Z, sono persone che snitchano! Un po’ l’equivalente del modo di dire dei boomers: “chi non beve in compagnia, o è un ladro o è una spia”


Toxic: La Generazione Z è essenzialmente una generazione di Drama Queen; hanno il gusto del dramma e spesso si prendono crush per persone davvero toxic (che visualizzano dopo settordici ore e rispondono il mese dopo). Ma niente paura, ci si vendicherà con un Tik Tok in cui si lanciano frecciatine


Uso delle abbreviazioni: vi prego, smettete di utilizzare le abbreviazioni come “Cmq”, “nn”, “nnt”. Non solo vi ringrazierà la grammatica italiana, ma anche la Generazione Z, che reputa queste abbreviazioni molto da vecchi. Non siete più ai tempi della Christmas Card, in cui dovevate far entrare le vostre dichiarazioni d’amore in 100 caratteri di un Nokia N70! La Generazione Z scrive, perlopiù, senza abbreviazioni e in italiano corretto, ma con un vezzo: l’abolizione delle maiuscole. Perché? Dai, arrivati a questo punto della nostra guida dovreste saperlo: perché è cringe!


Uso delle emoji: avete presente l’emoji con la faccina che ride fino alle lacrime? Ecco, dimenticatela subito, cancellatela, perché è l’Anticristo, l’emblema del boomerismo più assoluto! Ormai quella faccina che ride con le lacrime puzza di vecchio, di roba datata. Se proprio volete ridere scrivere solo “HAHAHAHAHAHHA” (in questo caso la maiuscola è consentita, in via del tutto eccezionale) oppure utilizzate le emoji in modo creativo.


La Generazione Z piega le emoji ai significati più disparati, servendosi di meccanismi di analogia, antitesi e ri-creazione. Per esempio, per esprimere l’ilarità usano l’emoji di un teschio, che allude alla morte per risate. Per esprimere la felicità, usano l’emoji che piange, per esprimere tristezza potrebbero invece usare cuoricini o emoji con occhi a cuoricino, in modo del tutto ossimorico.
Invece i Millennials (che sono nati dal 1980 al 1996) se sono tristi, mettono la faccina che piange, se sono felici usano quella che ride: guarda un po’ che affronto! Tutto un po’ troppo normie per la Generazione Z: questo uso delle emoji potrebbe farli davvero cringiare.


Siamo giunti alla fine del nostro viaggio nella selva della Generazione Z, cari boomers: tutte queste regole linguistiche e di galateo dell’uso dei social vanno assimilate e introiettate.
Potete ghostare chi non vi va a genio o il vostro capo, cringiarvi al prossimo pranzo di Pasqua e flexare chi vi pare.


Attenzione soltanto a non prendervi troppe crush, che in questo periodo di zona rossa non è il proprio massimo. Ok, boomers?


Credits:

  • pexels.com
Monica Acito



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2 risposte a ““Ok, boomer”. Viaggio linguistico nel mondo della Generazione Z”

  1. Complimenti Monica,
    gli sforzi compiuti per fornire chiarimenti, in modo eloquente, ad una persona come me – che avrebbe la velleità di essere “in fashion” benché appartenga alla c.d. “old generation” – ritengo che siano andati a buon fine.
    Pur non frequentando le “nuove generazioni”, anche per non sembrare “ridicolo” , ritengo che taluni intendimenti, esigenze o rivendicazioni, siano condivisibili. Un linguaggio più articolato e flessibile si esprime, peraltro, in modo più rapido ed immediato, giungendo direttamente al cuore o all’animo del proprio interlocutore.
    Al riguardo, la conoscenza dei termini appare indispensabile. Spero di non aver annoiato troppo con le mie elucubrazioni.
    Grazie ancora e Buona Pasqua a tutti.
    Aldo

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