I benefici fiscali per la concessione di mutui per la prima casa spettano anche se il datore di lavoro lascia libero il lavoratore di scegliere l’istituto di credito di propria fiducia anziché stipulare una convenzione con la banca. Tuttavia, il contributo concesso direttamente al lavoratore deve essere utilizzato solo per abbattere gli interessi a carico dei lavoratori.

Questo è il nuovo principio contenuto nella risoluzione 46/2010 di ieri dell’agenzia delle Entrate. Una vera e propria novità: la norma è stata sempre interpretata nel senso che il datore di lavoro per concedere un finanziamento tramite terzi (ad esempio la concessione di mutuo per la prima casa) doveva stipulare accordi o convenzioni direttamente con gli istituti di credito, con la conseguenza che, a causa della dinamicità dei prodotti finanziari, il tasso spuntato dall’azienda in sede convenzionale risultava non più conveniente per il lavoratore a distanza di pochi mesi dalla stipula.

Oggi, invece, non è più necessario che il datore stipuli direttamente una convenzione con la banca, ma il lavoratore è libero di poter scegliere il proprio istituto e il tasso più conveniente.

Altro aspetto innovativo è che adesso il datore di lavoro può riconosce il contributo anche direttamente al lavoratore purché venga conservata la finalità di abbattere gli interessi del mutuo. A questo riguardo, è stato ritenuto idoneo il comportamento del datore di accreditare la somma direttamente di conto corrente in cui la banca preleva il pagamento delle rate e con la stessa valuta del prelievo.

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