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Colloquio di lavoro: domande difficili e come rispondere

Non importa quanto vi siate preparati per un colloquio di lavoro: domande difficili e tranelli inaspettati saranno sempre in agguato, pronti a farvi scivolare sul più bello. Ecco i nostri consigli per rispondere ai trabocchetti più frequenti. 


Gli inglesi definiscono il colloquio di lavoro interview e in effetti hanno ragione perché quella che vi aspetta è una serie precisa di domande, studiate apposta per riuscire a saperne il più possibile di voi in un lasso di tempo breve. Spesso si comincia con una presentazione libera del candidato, per poi passare in rassegna i classici “pregi e difetti”, le esperienze pregresse, le vostre competenze e infine le motivazioni. 


Ma non tutte le questioni sono limpide e innocue. Aspettatevi infatti di trovarvi di fronte alcune domande difficili, capaci di mettervi in imbarazzo o farvi rischiare terribili figuracce.


First reaction: shock! No, non si tratta di sadismo, ma solo di un’abile strategia pensata dal recruiter per farvi uscire dalla vostra comfort zone e valutare la vostra capacità di resistere allo stress. Mai sentito parlare di soft skill o intelligenza emotiva? 


Ecco perché può essere davvero utile saper fare un po’ di personal branding, conoscere quali sono gli inghippi più frequenti e prepararsi a rispondere con sicurezza, ma senza troppa spavalderia. Esatto, niente spam feroce delle vostre virtù o narrazioni troppo prolisse (e poco credibili) delle vostre gesta eroiche per quella tale azienda. Naturalezza, sincerità e risposte focalizzate, in genere, vengono sempre premiate! 


In fin dei conti, se siete riusciti a catturare l’attenzione degli headhunter con un CV ben fatto e una lettera di presentazione esplosiva, adesso dovete solo riuscire a confermare l’interesse dell’azienda nei vostri confronti (se invece dovete ancora pensare al vostro CV, trovate qui i nostri consigli). 


Ma veniamo al dunque: di seguito trovate alcune delle domande difficili più comuni a un colloquio di lavoro e qualche trucchetto utile per affrontare l’intervista in scioltezza, evitando balbettii, farfugliamenti e risposte poco consone.  

Le 10 domande difficili più frequenti a un colloquio di lavoro 

1. Mi parli di lei. 


Tipico incipit per rompere il ghiaccio, usato spesso per lasciare al candidato il giusto spazio (forse troppo) per presentarsi. No, non si tratta di un invito a raccontare la storia della vostra vita: il recruiter non è uno psicologo, ergo non sarà affatto felice di scoprire l’epilogo dell’ultimo litigio tra voi e quell’infame di zia Peppina.


Il rischio principale di questa domanda è infatti quello di perdere di vista l’obiettivo o di dilungarsi troppo nel rispondere. Scegliete di raccontare solo le esperienze professionali o scolastiche che ritenete più rilevanti e, perché no, anche qualche vostra passione, ma cercate di rimanere sempre entro i tre o i quattro minuti. Less is more! Siate concreti e non dimenticate di fare qualche pausa per consentire all’ascoltatore di intervenire, se necessario.

2. Perché dovremmo assumerla? 

Perchè sono il migliore, punto. È ovvio che la risposta sia questa, ma se volete convincere l’headhunter dovrete fare uno sforzo in più. Individuate il vostro valore aggiunto, ciò che vi rende diversi dagli altri candidati e che che vi spinge a desiderare questo lavoro più di tutti.


Mettetevi nei panni dell’azienda e cercate di capire quali sono le qualità mancanti che fanno di voi la persona giusta. Tutte riflessioni che in realtà avete già fatto nel momento in cui avete compilato il CV o scritto la vostra lettera di presentazione. Non abbiate paura di ripetere gli stessi punti, anzi, sfruttate il colloquio per approfondirli, dimostrando così anche una certa coerenza.

3. Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

Buccia di banana in vista! Se rispondere alla prima parte di questa domanda può non richiedervi grandi sforzi, lo stesso non vale per la seconda metà. È possibile rivelare i propri difetti durante un colloquio di lavoro, senza rischiare di tirarsi la zappa sui piedi? Assolutamente sì, se si ama giocare d’astuzia!


Non tutti i mali vengono per nuocere e, in effetti, a seconda delle situazioni e del contesto lavorativo, alcune debolezze possono rivelarsi inaspettatamente pregi (pensate ad esempio all’essere perfezionisti o troppo meticolosi). Attenzione però a non esagerare: il recruiter potrebbe facilmente accorgersi della vostra strategia e sentirsi raggirato.


L’obiettivo di questa domanda non è mettervi in croce, ma assicurarsi che i vostri punti deboli non compromettano il vostro rendimento, oltre che misurare la vostra capacità di auto-valutazione. Rispondete dunque onestamente, ma con intelligenza, magari cercando di mettere in luce le azioni che avete intrapreso per migliorare!

4. Come reagisce alle critiche? Si è mai trovato in disaccordo con il suo responsabile?

Per questo tipo di domande, volte a sondare la vostra personalità, esiste una sola, indiscussa, regola d’oro: show, don’t tell! Una valida via di fuga è infatti quella di descrivere il modo in cui siete riusciti a risolvere una situazione difficile raccontando un esempio concreto, magari sfruttando il metodo S.T.A.R (Situation, Task, Action, Result):

  • Situation: iniziate con il descrivere il contesto, in modo da motivare la vostra risposta.
  • Task: inserite l’obiettivo o il compito che dovevate svolgere.
  • Action: descrivete le vostre azioni e approfondite tutti quei dettagli che vi hanno permesso di risolvere il conflitto in questione.
  • Result: condividete infine i risultati ottenuti, dimostrando la validità della vostra strategia!

5. Che cos’è per lei il successo?

Più che una delle domande difficili possibili durante un colloquio di lavoro, questa è un vero e proprio campo minato, dal momento che l’idea di “successo” è molto soggettiva e persino una risposta perfettamente ragionevole può essere facilmente interpretata male. C’è una linea molto sottile tra il voler sembrare ambiziosi e il dare l’idea di voler soffiare direttamente il posto al vertice più alto dell’azienda.


Per questo – e per non rischiare di mandare tutto all’aria sul più bello – è fondamentale informarsi a priori sulla cultura e sui valori del brand. Una volta chiare la mission e la vision, architettare una definizione ad hoc che risulti gustosa e appagante per il recruiter sarà un gioco da ragazzi! 

6. Perché ha lasciato il suo precedente lavoro?

Altra patata bollente, che bisogna aspettarsi soprattutto nel caso in cui si possiede un CV puntellato da una moltitudine di esperienze diverse e molto brevi. Il selezionatore vorrà naturalmente indagare le ragioni di tale incostanza e assicurarsi del vostro impegno e della vostra affidabilità. Un licenziamento può succedere, non c’è nulla di male a dirlo e cercare di nasconderne i motivi non serve.


Di fronte a domande pungenti come questa è sempre preferibile non mentire; cercate piuttosto di mettere in luce che cosa vi ha insegnato quell’episodio e la consapevolezza con cui affronterete il nuovo lavoro. Insultare il vostro capo precedente non servirà, anzi, vi farà guadagnare un bel rosso diretto anche nell’eventualità in cui siate stati voi a decidere di andarvene! 

7. Cos’ha fatto nei periodi in cui non ha lavorato o studiato?

Sappiatelo: tutti i recruiter soffrono puntualmente e immancabilmente di horror vacui. Quindi, se tra le righe del vostro curriculum compaiono vuoti misteriosi, inspiegabili anni sabbatici o, peggio ancora, voragini più inquietanti del Davil’s Hole, tenetevi pronti all’impatto con una cannonata come questa.


But keep calm and don’t panic: se queste lacune fossero state troppo preoccupanti, non vi avrebbero di certo invitato al colloquio conoscitivo! Quindi respirate e preparatevi a rispondere con sincerità, illustrando positivamente i vostri buchi professionali. Un’esperienza di volontariato, un lungo soggiorno all’estero, un corso di aggiornamento, ma anche un periodo di riorientamento saranno perfetti per cancellare dalla mente dell’interlocutore l’immagine di voi che poltrite sul divano, dimostrando invece il vostro dinamismo e la vostra proattività.  

8. Che tipo di stipendio si aspetta? Quanto vorrebbe guadagnare?

Se è vero che i soldi non fanno la felicità, è vero anche che nel rispondere a questa domanda difficile è sempre bene lasciar perdere i bagni d’umiltà. Accordarsi sulla retribuzione viene considerata dalla maggior parte dei candidati una delle fasi più delicate di un colloquio di lavoro, per questo è indispensabile arrivare preparati.


Informatevi dunque sugli standard di mercato, ma evitate di dare al recruiter un numero preciso: dovrà essere lui a farvi la prima proposta. Meglio rimanere sul vago e indicare piuttosto un range con un minimo e un massimo, in modo da consentire eventuali negoziazioni. È fondamentale inoltre astenersi dal dire bugie riguardo gli stipendi precedenti, in quanto potrebbero essere facilmente scoperte nel caso in cui vi vengano richieste le buste paga o il CUD dell’anno passato.

9. Si sta candidando anche presso altre aziende?

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una questione spinosa, dal momento che non è facile intuirne le motivazioni a priori. Ogni colloquio di lavoro è a sè e, a seconda dei feedback del singolo candidato, il recruiter potrebbe decidere di porre questa domanda per valutare la concorrenza, oppure per scoprire se avete già pronto un piano B nel caso in cui il vostro incontro non finisse bene.


Calibrate dunque la vostra risposta in base alla situazione e, nel dubbio, cercate di trovare un compromesso. Essere desiderati è una qualità che rende attraenti, ma dare l’idea di essere eccessivamente richiesti potrebbe farvi apparire vanitosi e irraggiungibili. In ogni caso, omettere il nome delle società rivali è quasi sempre una strategia saggia e apprezzata. 

10. Ha qualche domanda da farmi?

Assolutamente sì, dovete averne, se non volete sembrare passivi e disinteressati. Decidere quali è il vero dilemma, in quanto può rivelarsi fondamentale per concludere il colloquio di lavoro in bellezza e farvi ricordare per aver fatto domande intelligenti. Dunque, visto che la tensione può giocare brutti scherzi e spingervi a chiedere informazioni superflue o, peggio, dettagli proibiti (come la gestione delle ferie o l’eventualità di dover fare straordinari) ecco qualche spunto per prevenire le figuracce:

  • Cosa può dirmi riguardo la cultura aziendale, oltre a ciò che ho già letto sul sito?
  • Quali sono le sfide più grandi che sta affrontando l’azienda in questo momento?
  • Quali sono gli elementi chiave per avere successo nel mio ruolo?
  • È previsto un piano di formazione per approfondire le mie competenze?
  • Quali sono le opportunità di carriera di questa posizione? 

Fine, se siete arrivati fin qui, allora siete pronti per andare in scena! Questi erano i nostri consigli per affrontare senza paura colloquio di lavoro, domande difficili e trabocchetti inaspettati, validi per qualsiasi tipo di appuntamento: telefonico, in presenza, ma anche virtuale (qui le dieci regole per superare con successo un video colloquio).


Fatene buon uso e non dimenticate il tocco di classe finale: ricordatevi di mandare sempre un’email di ringraziamento al recruiter una volta terminato l’incontro.


In bocca al lupo!


Credits:

  • pexeles.com
  • pixabay.com
  • unsplash.com
Alice Serrone

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