Barbie non parla. Non ha molle, né corde dietro la schiena, per cui nemmeno un serpente nello stivale. Rigida, imbalsamata nell’abito di chintz e la chioma laccata, si muove poco, in punta di piedi, dato che i talloni non toccano terra. E se non la tieni fra le dita, crolla come una torre di jenga dal diciottesimo piano. Non è stabile, non è sincera, non è indipendente. Barbie è una bambola e incoraggia le bambine a stare zitte e ferme al loro posto. SBAGLIATO!


Barbie è una bambola e incoraggia le bambine a darle voce, a scegliere la direzione da prendere e fare il primo passo. A lungo considerata un modello, di femminilità e perfezione, Barbie non è che un giocattolo. Più simile alla cera pongo che alle figurine sulle riviste. Ironica e malleabile, nelle mani di un bambino ha il potenziale per trasformarsi in qualunque cosa (e non parliamo di tatuaggi coi pennarelli, o tagli di capelli con le forbici rotonde).


In questo giorno speciale, il Barbie Day, che celebra la sua nascita, vediamo perché è così importante rivalutare la figura della bambola Mattel oggi.

Le carriere di Barbie

C’era una volta una donna americana di nome Ruth Handler che aveva due bambini. Il maschietto giocava con modellini di pompieri, dottori, astronauti. La femminuccia (Barbara) preferiva ritagli di giornale e bambole di carta al bambolotto di dimensioni naturali bisognoso di cure materne.


Il 9 marzo 1959 Barbie debutta alla New York Toy Fair con un costume da bagno a righe bianche e nere. Diversa dalla solita bambola a forma di bambino piccolo di moda a quei tempi, Barbie non nasce per “giocare a fare la mamma”, ma per “giocare a fare finta”: che sono una hostess, un’infermiera, una redattrice di moda. Nei primi anni ’60, indossa camice, divisa e tailleur, per sostenere le donne nel mondo del lavoro.


Da allora può vantare più di 200 carriere, da campionessa olimpica a istruttrice di aerobica con tuta e scaldamuscoli, da ufficiale dell’esercito a ingegnere informatico, da zoologa a Presidente degli Stati Uniti. Ha avuto anche una carriera da architetta, in cui ha progettato da sola la sua casa dei sogni. Alla faccia di chi dice che non è indipendente.

I colori di Barbie

Nel 1968, a sostegno dei diritti civili, debutta Christie, una delle prime bambole di colore. Dagli anni ’80 in poi, nascono Barbie di tutte le etnie. La linea “Barbie dal mondo” celebra la diversità, rappresentando ragazze da ogni parte del pianeta, con indosso un abito della tradizione del Paese d’origine.

Le misure di Barbie

Nel 2016, vengono introdotti tre nuovi modelli: Curvy, Tall e Petite. Questo ribaltamento dello stereotipo fa molto discutere e conquista la copertina di Time magazine.


Oggi la linea Fashionistas conta più di 200 look, tra nuove etnie, colori di occhi, capelli, acconciature. C’è la Barbie coi capelli viola o la testa rasata, c’è la Barbie in sedia a rotelle o con le protesi. Ogni bambino può vedersi rappresentato così com’è, e immaginare di essere altro, come vuole la filosofia del marchio.


La filosofia di Barbie era che, attraverso la bambola, una ragazzina poteva essere qualsiasi cosa. Barbie ha sempre rappresentato il fatto che una donna può scegliere“, parola di Ruth Handler.


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Antonia Murgo