Entra elegante sulle due ruote sottili. Con la bella stagione, è arrivato il tempo per le scampagnate all’aria aperta e le lunghe biciclettate alla scoperta di nuovi angoli di mondo. La vernice azzurra di Basil sfavilla sotto i raggi caldi del sole e il telaio vintage ne esalta l’aspetto iconico.

Raccontaci un po’ di te.

Mi chiamo Basil e sono una bicicletta da corsa e da città, sono di origine francese e dato che sono stata prodotta nel 1972, da qualche anno ho conquistato il titolo di bicicletta vintage.

Oltralpe viene anche chiamata La Petite Reine, a cosa risale questo nome?

La Petite Reine significa la piccola regina, l’origine di questo grazioso nomignolo non è certa, infatti ci sono due storie.
La prima sarebbe che questo nome derivi dai Paesi Bassi dove regnava la regina Wilhelmine d’Orange-Nassau (1890-1948). La monarca era un’entusiasta della bicicletta e si dice che fosse solita pedalare per le strade di Amsterdam, con grande gioia degli olandesi. Da lì il soprannome La Petite Rein.
La seconda storia è legata a Pierre Giffard, direttore della rivista “Vélo” che alla fine dell’800 aveva pubblicato il libro “Histoire du vélocipède, des temps les plus reculés jusqu’à nos jours”. L’espressione trovata da Giffard, “la Reine Bicyclette”, sarebbe poi diventata “la Petite Reine”, oggi usata nel linguaggio quotidiano.

Io amo entrambe le storie, quindi preferisco lasciare a voi il piacere di scegliere qual’è la più credibile

Come ogni regina, grande o piccola, anche tu ti adorni di accessori preziosi: quali sono quelli che non devono mancare mai?

Sicuramente le luci anteriori e posteriori, sono importantissime per annunciare la mia presenza alle auto ed ai passanti distratti, ma sopratutto mi fanno risplendere nella notte, come una piccola stella cometa. Il campanello, inoltre è fondamentale per richiamare l’attenzione e segnalare al popolo il mio passaggio. Io preferisco i trilli acuti, trovo che mi si confaccia di più. Ci sono però molti tipi di campanelli e trombette diversi, ogni personalità può trovare il propio.

Il portapacchi capisco che sia utile, ma io lo trovo anche molto ingombrante, per la mia linea io lo preferisco posteriore e poco visibile. È certamente una questione di utilità e del portamento che si vuol dare alla propria bicicletta.

Per quanto riguarda i lucchetti, ha qualche suggerimento per i nostri lettori?

Il lucchetto è fondamentale, ed il porta lucchetto ancora di più se non si vuole rovinare il telaio della bicicletta scrostandone la vernice. In ogni caso potete consultare l’articolo: I migliori antifurti per bicicletta (e come legarla), qui troverete tutte le dritte giuste.

Che rapporto hai con le bici elettriche?

Devo dire che inizialmente mi sono sentita tradita. Mi capitava di sfrecciare lungo una strada qualsiasi e vedere questi bolidi a due ruote andare a velocità molto superiore alla mia, senza apparente sforzo. Mi sono sentita decrepita, nonostante io sia revisionata almeno una volta ogni sei mesi! Poi ho capito: erano aiutate. Non è stato facile accettare una nuova generazione tutta tecnologica farsi avanti e nessuna chance, per me, di stare al passo. Ma ormai le bici elettriche sono una realtà da qualche anno e anch’io mi sono ricreduta. Mi rendo conto che molte persone hanno qualche resistenza ad usare una bicicletta tradizionale quindi mi auspico che la bici elettrica sia l’anticamera per entrare nel mondo del ciclismo.

Ti sei mai sottoposta a qualche ritocchino e che rapporto ha con il meccanico?

[Ride] I ritocchini sono una realtà, e in fondo se c’è la volontà di scoperta, bisogna anche accettare che di tanto in tanto i componenti cedano, anche noi siamo oggetti soggetti al decadimento, e non c’è niente di cui vergognarsi. Io ho dovuto cambiare la catena almeno quattro volte e sono innumerevoli le camere d’aria che mi sono esplose, questa è la vita di una bicicletta che ama viaggiare.
Avere un buon meccanico è FONDAMENTALE, non smetterò mai di ripeterlo, è importante affidarsi a mani esperte. D’altra parte però è anche utile che ogni buon ciclista abbia un piccolo kit di emergenza e che impari ad usarlo, le strade della Ruota sono infinite. A questo proposito, è qualche tempo che mi sono dotata di un piccolo borsellino sotto la sella, anche molto chic devo dire, lì conservo un cacciavite e qualche strumento per riparare la camera d’aria nell’eventualità che questa buchi.

Qual è il tuo itinerario del cuore?

Certamente la Ciclovia del Po, è molto bella e devo dire che ho un profondo legame affettivo con questa. Infatti alla fine degli anni ’70 ho accompagnato un giovane per la durata di tre giorni lungo questa via, partendo da Torino siamo arrivati a Venezia. È stato il mio primo viaggio, il primo assaggio di mondo e per questo io la consiglio sempre.

Se dopo aver letto questa intervista vi è venuta voglia di inforcare la bicicletta e partire, Bakeca vi offre una sezione piena di proposte che potranno fare al caso vostro.

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Ilaria Baggio
Ilaria Baggio