Scivola agile sul piano d’intervista. Renato esce gracchiando dal suo involucro semitrasparente. Viene spontaneo chiedergli di fare una breve introduzione.

Buongiorno, ti presenteresti ai nostri lettori?

Io sono Renato e sono un’audiocassetta. Nato in una fabbrica in Taiwan diverso tempo fa, precisamente nel 2001. 
La prima incisione è avvenuta presto. I miei primi acquirenti mi hanno regalato a Mario, loro figlio, assieme ad un registratore. Il bambino, lo stesso giorno ha inciso 60 minuti di canti di Natale urlati a squarciagola. Devo dire che è stato abbastanza traumatico. 
Sono stato sovrascritto diverse volte. Ora contengo la registrazione di numerosi inni di meditazione buddisti. Assieme a me anche la storia di Mario si è evoluta.

Che sensazione si prova ad essere intervistato?

È un onore. Sono un oggetto che stava finendo nel dimenticatoio quindi mi fa piacere parlare per la mia categoria. Per fortuna ultimamente con la riscoperta dei vinili, anche noi audiocassette stiamo godendo di una piccola ribalta, questo ne è un esempio. Niente in confronto al nostro glorioso passato, ma è un inizio. 

Ti piacere che incidessero qualcos’altro sul tuo nastro?

Certo, del resto sono anni che medito seguendo gli inni buddisti, mi hanno aiutato a trovare me stesso ma mi piacerebbe cambiare un po’ atmosfera. 
Mi piacerebbe diventare un oggetto tramandato. Mi farebbe molto felice se Mario mi regalasse a suo figlio e magari continuare a tenere le tracce del tempo e anche se sarà ancora un Tu scendi dalle stelle stonato andrà bene. Del resto, mi considero uno degli oggetti più sentimentali che ci siano.

Ci racconti un po’ la tua storia?

Mia bisnonna Terese, considerata la nostra matriarca è stata la prima audiocassetta. Inventata nel 1962 da Lou Ottens, un ingegnere olandese si è fatta strada fino alla Philipps che l’ha riprodotta e l’ha resa un bene di consumo di massa. Partendo dagli inizi degli anni settanta fino ad oggi. Negli anni ottanta e novanta c’è stato l’apice del nostro successo, eravamo un vero e proprio fenomeno di massa, uno degli oggetti simbolo di una generazione. Grazie al prezzo relativamente economico, al tempo era molto comune usare audiocassette da ascoltare sull’autoradio o sugli amichevolissimi walkman. Al tempo eravamo una specie di carta da lettera sonora parole e musica si fondevano dando spazio a grande creatività. 
Una qualità di noi audiocassette è che possiamo essere sovraincise, quindi si può sostituire completamente il contenuto audio con quello già inciso o addirittura fare un copia-incolla di contenuti. Unire quello che era stato registrato prima e quello che viene registrato poi. Devo ammettere che la qualità dell’audio non è al livello dei cugini CD, ma le audiocassette come me sono l’oggetto fisico che più assomiglia al quaderno per i bozzetti di un artista.

Negli ultimi anni abbiamo visto diverse audiocassette essere utilizzate come oggetti di arredamento o tappezzerie da parete. Tu cosa ne pensi?

Devo dire che mi intristisce un po’ vedere tanti colleghi preziosi essere utilizzati come semplici oggetti da decorazione. Oltre alla nostra estetica iconica e decisamente retrò, noi audiocassette abbiamo anche un anima, incisa sul nastro che snoccioliamo ogni volta che qualcuno preme Play. È veramente un peccato che l’anima venga completamente dimenticata. D’altra parte però capisco che ci sia l’esigenza di dare nuova vita ad oggetti che ormai non vengono più utilizzati. Spesso la realtà dei fatti è che molti dei miei colleghi sono stipati in scatoloni polverosi lontano da qualsiasi possibile futuro. Quindi bisogna essere realisti: pochi di noi avranno la fortuna di essere riscoperti o addirittura incisi, se possiamo essere utili per qualcos’altro ce ne dovremo fare una ragione. 

Ultima domanda. Lato A o lato B?

Ovviamente dipende dall’artista, nel dubbio però io suggerirei sempre il lato B. É la parte che viene sempre ascoltato di meno, quindi più intima.

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Ilaria Baggio
Ilaria Baggio