Quanto Costa e Come si Sceglie un Interior Designer

Abbiamo chiesto a 6 progettisti come orientarsi in un sistema professionale complesso e con poche regole

Che parcella aspettarsi da un interior designer? Da cosa dipende e come riconoscerne la professionalità? Per chi deve avvalersi delle competenze di un progettista di interni è difficile riuscire a prevederne il compenso.

In questo settore, infatti, la situazione è particolarmente eterogenea e complicata da inquadrare, poiché il titolo non corrisponde ad uno specifico percorso di studi e comprende anche competenze astratte, legate alla capacità di entrare in empatia con i clienti e comprenderne le esigenze.

 

La testimonianza di sei interior designer, alle prese con progetti di diversa scala, dall’aggiornamento di un singolo ambiente alla definizione degli interni per un’intera residenza, aiuta ad orientarsi nel loro mondo, indagandone il percorso di studi, le competenze, le difficoltà che affrontano e cercando di dare indicazioni su cosa aspettarsi dalla fattura.

A seguire, i consigli e le idee di:
Gaia Rodolico – Interior Design (Roma)
Galleria Del Vento – Alessandro Colciago (Monza)
Giusi Starace (prov. di Napoli)
M&M Studio (prov. di La Spezia)
Paesaggi Domestici – Caterina Magliulo (Milano)
Red Architecture – Guido Di Gregorio (Milano)

 

Il percorso di studi
Non c’è una un unico modo per diventare interior designer. Alla base, però, il progettista dovrebbe avere una particolare apertura mentale, per intercettare le tendenze, e una capacità di ascolto, per intuire le esigenze dei clienti. Ne dà conferma Caterina Magliulo di Paesaggi Domestici: «La preparazione professionale di un interior designer è più variegata rispetto a quella dell’architetto; la laurea non è obbligatoria, esistono corsi, ma fondamentalmente un interior designer è una persona molto curiosa, capace di instaurare una relazione sentimentale con il cliente e di mediare l’estetica con la praticità».

 

Consiglia un percorso più strutturato Giusi Starace: «Eventi, fiere, continua ricerca di tendenze, materiali e designer emergenti sono il giusto mix per rimanere al passo con i tempi. Anche una buona formazione professionale è fondamentale, almeno per me così è stato… mi sono laureata in Design e Comunicazione alla facoltà di Architettura, dalla quale ho appreso moltissimo e mi ha aiutata a crescere professionalmente.

In Italia questa forma professionale non è ben riconosciuta e talvolta sminuita rispetto a quella dell’architetto, cosa che all’estero è totalmente opposta. Per tutelare la mia figura professionale sia come interior che designer sono iscritta all’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, che ha il compito di tutelare e incentivare tutti i professionisti legati al mondo del design». Terza testimonianza, sintesi delle due precedenti, da Gaia Rondolico: «Io sono laureata in Storia dell’Arte e diplomata allo IED e come base credo che un interior designer dovrebbe aver frequentato un corso specifico presso un Istituto qualificato. Le attitudini principali, tuttavia, sono l’ascolto e la capacità di individuare le reali esigenze e i desideri autentici del cliente».

 

Cosa deve saper fare un interior designer?
Senza parametri fissi, orientarsi nei potenziali compiti di un progettista di interni può essere difficile. Viene in aiuto Guido di Gregorio, di Red Architecture, che stabilisce quali sono, secondo la sua esperienza, i compiti di un interior designer: «Oltre alle tradizionali conoscenze di progettazione d’interni che includono prodotti, i materiali, le tendenze, è fondamentale per l’interior designer la conoscenza avanzata di sistemi di modellazione 3D e rendering fotorealistico, per curare al meglio la presentazione del proprio lavoro. La possibilità di visualizzare il risultato finale in ogni dettaglio è fondamentale per garantire un risultato pienamente corrispondente alle attese alla committenza».

 

«Credo che la dote fondamentale per svolgere questa professione – spiega di Gregorio – sia la capacità di vedere “oltre”, per poi fissare gli spunti forniti dell’intuizione in progetti originali. È anche importante conoscere gli aspetti normativi e la legislazione inerente ad aspetti fondamentali come ad esempio gli incentivi fiscali. Aspetto non secondario è la capacità di fornire supporto per l’acquisto dei prodotti alle migliori condizioni di mercato».

 

Quali sono gli step da seguire?
Nel definire il tariffario e comprendere quanto lavoro sta dietro ogni progetto, Alessandro Colciago di Galleria del Vento, chiarisce quali sono gli step progettuali da seguire per arrivare alla conclusione dei lavori. «All’interno di un progetto di interior design, noi individuiamo i seguenti step progettuali:

  • Moodboard
  • Schema colori e materiali
  • Layout
  • Luce e illuminazione
  • Disegno
  • Styling

Ognuna di queste fasi presuppone, a nostro parere, una specifica preparazione professionale».

 

Quanto costa il suo intervento?
Ed eccoci al tema più spinoso: quanto costa avvalersi della collaborazione di un professionista per rivoluzionare gli interni della propria casa? Esiste un tariffario a cui far affidamento o un range di riferimento? Difficile, anche in questo caso, tracciare un profilo netto del panorama ma l’esperienza sul campo di Guido di Gregorio, Caterina Magliulo e Giusi Starace riesce a dipanare la questione. «Ogni lavoro è diverso da un altro ed è difficile stabilire delle regole certe. Normalmente il costo del lavoro di un bravo interior designer viene recuperato in termini di vantaggi economici sull’acquisto dei prodotti e sulla realizzazione delle opere. Come parametro si può fissare una percentuale sull’entità della spesa per gli arredi, spaziando da un minimo di 7% ad un massimo del 20%. L’obiettivo resta comunque una proposta di valore finalizzata a contenere le spese totali del progetto e quest’aspetto va condiviso subito col cliente. Come soglia minima d’intervento può valere la regola dei 1000 euro», racconta Guido di Gregorio.

 

Alcuni punti in comune e alcune differenze secondo Caterina Magliolo: «Esiste una sezione dedicata all’interior nel tariffario pubblicato dall’ADI, l’associazione italiana dei designer. In genere si chiede una percentuale sui lavori commissionati che diminuisce sensibilmente con l’aumento dell’importo. Oppure, per brevi consulenze, si può chiedere un compenso orario mediamente sui 50 Euro. Di solito non si va sotto i 150 Euro per un moodboard d’ispirazione dal quale il cliente può partire in autonomia».

Dichiarazione di difficoltà nel dare parametri da Giusi Starace: «La risposta non è per nulla semplice, ogni progetto ha un suo budget. Possono esserci piccoli interventi progettuali o grandi ristrutturazioni, soprattutto in questo ultimo caso viene stabilita una percentuale sull’intero lavoro. Accade anche che il cliente desideri un progetto solo su carta e questo ha un costo…Questa è la nota più dolente perché resta sempre un’impresa difficile far capire che ogni singola idea ha un costo».

 

Quali difficoltà?
Nel quantificare il lavoro di un professionista, la prima difficoltà è capire da dove comincia il lavoro. Dalla prima idea? Dalla prima ora passata con il cliente? Quali sono gli ostacoli più frequenti che si incontrano nella relazione economica con il committente? Il parere di Giusi Starace: «Rispondo con una domanda. Un consiglio deve avere un costo? Ecco, molto spesso i clienti chiedono un’idea, un suggerimento, così da essere certi di poter realizzare da soli il tutto. Credono che ciò che non è tangibile non possa avere un costo oppure non deve essere alto, sottovalutando e sminuendo le ore di lavoro e ricerca che vengono impiegate nel nostro lavoro».

 

Parere simile da parte di M&M Studio: «Le difficoltà sono molte, soprattutto perché le persone si stanno abituando a non riconoscere più la professionalità, tutti si sentono un pochino arredatori, e di conseguenza hanno aspettative alte a livello di risultati e basse a livello di investimento economico». Per questo «occorre mettere subito tutto in chiaro e firmare un contratto», dice Caterina Magliulo. «Proprio perché un interior designer deve comprendere le necessità, i gusti e le aspirazioni di un cliente e si stabilisce spesso un rapporto amichevole, a volte il committente scambia disponibilità ed empatia per amicizia e quindi pretende un trattamento di favore. Da subito è consigliabile siglare un contratto ben redatto e il versamento di un acconto pari al 30%».

 

Cosa aspettarsi dei clienti
Se fra le priorità di un interior designer c’è quella di entrare in sintonia con i propri committenti, diventa fondamentale riuscire a riconoscerne il profilo per rispondere con efficienza alle sue domande. «Non sempre il progetto segue un percorso lineare. Dipende se il cliente è insoddisfatto della propria abitazione dal punto di vista solo estetico o anche organizzativo», continua Caterina Magliulo. «Capita che si parta dalla stanza che meno gli piace e se il risultato lo soddisfa si estenda la progettazione ad altre stanze o alla casa intera. Dipende anche dalla quantità dei lavori che richiedono l’intervento di artigiani. Nessuno ama gli operai in casa e questo influisce nella scelta del tipo di progetto».

 

«Poi ci sono i clienti – continua Magliulo – che desiderano una casa stilisticamente omogenea e allora l’intervento investe tutta la casa. Questa richiesta è più frequente quando il cliente ha appena acquistato casa. Esiste anche il cliente con la sindrome da foglio bianco, dove un appartamento nuovo e vuoto gli mette l’ansia di non sapere da che parte iniziare. E poi c’è il cliente che non ha tempo, che non c’è mai, che quando torna è stanchissimo e allora gli devi arredare e corredare la casa di tutto, biancheria, pentole, piatti, tutto!».

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Autore: Antonia Solari
Houzz Italia Contributor, sono architetto e giornalista professionista, con oltre dieci anni di esperienza nel settore del design e della progettazione. Sono particolarmente ferrata sulle tematiche green.