Vendesi causa mancato utilizzo laurea in scienze Politiche

Ha ancora un valore la laurea in Italia?

“Quando eravamo piccoli ci avete insegnato a inseguire questo sogno e adesso che facciamo finta di essere grandi anche noi ve lo vendiamo. Per ricordarci che oggi sarà uguale a domani e che i giorni passati a sentirsi raccontare favole erano più interessanti perché il giorno dopo ne arrivava sempre una nuova”.

Qualche giorno fa è comparso sulla nostra sezione Varie e regali di Roma, l’annuncio sopracitato pubblicato dal neolaureato Giorgio Tedone, il ragazzo proponeva la sua laurea in cambio di un lavoro. I ragazzi del controllo qualità, come da regolamento hanno dovuto eliminare l’annuncio, la laurea, come tutti sanno, è un titolo di studio personale conseguito da un soggetto e regolarmente emesso dal Ministero della Pubblica Istruzione e per tanto non alienabile a terzi.

Ci pareva dunque il caso di approfondire la questione e scambiare due parole con l’autore di questa simpatica goliardata, uno scherzo, si, ma con un messaggio di fondo. Un guanto di sfida nei confronti di chi ha cresciuto i ragazzi con determinati ideali e  instillato in loro determinati sogni, molti dei quali andati in frantumi dopo il conseguimento della tanto agognata laurea.

La voce dell’autore: Giorgio Tedone

Per la verità Giorgio un lavoro l’ha trovato, lavora come social media specialist in un’agenzia torinese, ma il suo annuncio, ci dice, serviva a rappresentare uno sfogo diffuso tra i laureati d’Italia.

“Ho scritto questo annuncio come una provocazione nei confronti di chi dice che il pezzo di carta in Italia vale ancora ed è fondamentale laurearsi. Quando in realtà il mondo del lavoro è tutt’altro rispetto a un 110 e lode conseguito in una qualsiasi facoltà, infatti io ho scelto scienze politiche, ma il mio esempio è valido persino per architettura”.

Una laurea è inutile?

Ci dice ancora Giorgio: ” Se è davvero inutile allora perché lo Stato non chiude le facoltà “superflue”? O forse servono solo per le classifiche Ocse? Per riuscire nel lavoro serve sacrificio, tenacia, umiltà, caratteristiche che ti permettono di arrivare anche senza il titolo in sé. Non voglio dire che la laurea non serve, anzi lo studio permette, o meglio permetterebbe il miglioramento del proprio status sociale;  questo è ancora possibile in altri Paesi, in Italia no.”

Conclude Giorgio: ” La mia non vuole essere una lamentela, anzi vuol’essere un messaggio positivo destinato a tutti quei laureati e laureandi che delusi ed emarginati dal mondo del lavoro rinunciano al conseguimento della laurea o dimenticano nel cassetto la loro sudata pergamena. Con i sacrifici, a volte enormi sacrifici è vero, anche i laureati possono realizzarsi nel lavoro dei loro sogni o quello per il quale hanno studiato”

Quello che dice Giorgio è un sentimento condiviso probabilmente tra la maggioranza degli italiani. La laurea può aiutare al conseguimento del lavoro,  sono però l’impegno e l’abnegazione al lavoro a creare valore aggiunto in un individuo. Possiamo dunque riassumere con una frase d’esortazione al compimento dei propri doveri e alla perseveranza nei propri obiettivi, concetto condiviso e ribadito anche dal nostro autore dell’annuncio.

Laureandi d’Italia: laureatevi!

http://italia.bakeca.it/

27 risposte a “Vendesi causa mancato utilizzo laurea in scienze Politiche”

  1. il discorso è ampio…., cmq per farla breve:
    – dipende anche da che laurea si conseguisce (scienze politiche, o sociali, o dei beni culturali, non apre tante porte quanto una laurea in medicina….);
    – il sistema politico-sociale e del lavoro è marcio
    – molte persone restano ignoranti anche con la laurea

  2. il fatto che gli imprenditori si sono messi tutti d’accordo,ci stanno rubando il futuro,io cambierei l’italia è fondata sullo sfruttamento di giovani ragazzi con contratti assurdi,io sinceramente vorrei emigrare almeno quel pezzo di carta vale qualcosa all’ estero,in italia vanno avanti Nani escort raccomandati e mafiosi,la cosa divertente ho molti amici stranieri che vengono in italia credendo di trovare opportunità,adesso sono gli stessi amici stranieri a invitarmi nel loro paese    

  3. Anche io ho una laurea, in economia per l’appunto, ma mi sento inutile ed impotente davanti ad un paese dove non conta quello che sai o chi sei ma a chi puoi far comodo o cosa puoi dare in cambio per avere un lavoro… arriveremo a dire grazie per cose su cui hai lottato e credi ti spettino di diritto ma avere il diritto di lavorare non esiste più ed allora perché svenarsi per studiare se poi non vale nemmeno come una misera raccomandazione? 
    A questo punto paghiamo in anticipo per lavorare e poi creiamoci una istruzione man mano che serve!

  4. hanno distrutto di proposito alcuni DIRITTI COSTITUZIONALI…INVIOLABILI, come il DIRITTO AD AVERE UN LAVORO che ci consenta di mantenerci;AVERE UNA  CASA…non potremo MAI COMPRARCI UNA CASA!!! mettere su famiglia! Vergogna!!! per non parlare dell’articolo 18!!! distrutto! PROGETTO? I “ricchi” diventeranno sempre più ricchi, e il ceto medio è destinato ad impoverirsi! Con la scusa dei contratti a tempo determinato che ci “hanno venduto” dicendoci: “bene, cosi’ i ragazzi potranno sempre avere un lavoro e se non si trovano bene cambiarlo, hanno fatto solo la CONVENIENZA DEGLI IMPRENDITORI!!!Che S::::::::!!!!!! Bravo Berlusconi e il tuo…..scendo in politica!!! VAI A ZAPPAREEEE che è meglio! ( P.S. avete notato come sempre gli stessi politici che stanno lì da anni e che hanno solo fatto gli affari loro, per non dire danni, continuino con molta disinvoltura a prenderci in giro dicendo: “adesso le cose cambieranno, aggiusteremo qui, aggiusteremo lì” Ma ci hanno proprio presi per DEFICENTI?! 
    E’ SOLO LA POLTRONA CHE GLI INTERESSA E NON SE NE SALVA NESSUNO…PERCHè ALTRIMENTI NEL “GIRO” NON TI FANNO ENTRARE!

  5. Io sono nella vostra situazione…laurea in economia nelle mani e lavoro neanche l’ombra….sono scoraggiato e disgustato da tutto questo!!!! E’ possibile che lo stato non sia in grado di premiare chi si impegna invece di sbarrargli tutte le porte? Hanno ideato un nuovo apprendistato ma le aziende anche di questo se ne fregano… non vogliono assumere…ci vedono come costi… richiedono esperienza ma come fai a fartela se non ti fanno mai iniziare? se prima di inizare l’università avessi potuto almeno immaginare che sarebbe andata così avrei risparmiato sia tempo che denaro…non so gli altri ma anche io ora la venderei la mia laurea…almeno ci riprenderei i soldi spesi e così non ci avrò guadagnato ma non ci avrò neanche perso…un saluto a tutti

  6. La nostra generazione deve togliersi dalla testa l’idea che la laurea di per sè garantisca un posto di lavoro, ma questo si sapeva già da tempo. Da umanista, rabbrividisco all’idea (credo provocatoria) di “chiudere le facoltà inutili”…l’università non è un istituto di formazione tecnico-professionale. Studiare, e in particolare discipline umanistiche o sociali, serve per capire il mondo che ci circonda, per aprire la mente e per dare anche alle generazioni future chiavi di lettura della realtà (penso a discipline come storia, filosofia, sociologia). Di sicuro laurearsi in Ingegneria edile dà più chance, ma noi che abbiamo scelto 10 anni fa di studiare Scienze Politiche o simili non potevamo non sapere che, dopo, il lavoro avremmo dovuto “crearcelo” e non ci sarebbe piovuto dal cielo…

  7. VIENI a candidarti con noi – lavorare per gli altri, e anche per se stesso, e’ una lavoro duro, pieno di impegno ma e’ anche passione e voler agire per cambiare le cose. Cerchiamo laureati ma disoccupati xke NOI, i disoccupati, siamo una RISORSA e non uno scarto.

  8. Laureato in scienze politiche, ciccio capirai che sforzo e che competenze acquisite… perché lamentele simili non arrivano da laureati in medicina, ingegneria o fisica….?

  9. Sono un vecchietto e non sono del tutto d’accordo. La laurea dovrebbe innanzitutto dare un maggior ragionamento nell’orientamento della scelta del lavoro, mi spiego: una laurea in scienze umanistiche darà sicuramente dei problemi di inserimento nel mondo del lavoro dove è richiesto personale da destinare a produrre ed ancora produrre……, nulla toglie però che il soggetto (grazie alla cultura superiore scolastica) sappia proporsi nelle medesime aziende con mansioni che spaziano dal MAGAZZINO alle SPEDIZIONI, al COMMERCIALE, agli ARCHIVI ecc..sempre ovviamente a livello impiegatizio ed ovviamente con una certa presenza (non è necessario indossare abbigliamenti firmati o costosi, purchè dignitosi idem per l’aspetto che deve essere curato).
    Inoltre l’umiltà paga sempre, rimettersi quindi al giudizio ed alle proposte dell’azienda visitata. 
    Non voglio dilungarmi oltre anche se ci sono molte altre cose da focalizzare, ma per l’inizio è più che sufficiente.
    Alzate il fondo schiena dalla sedia e fatevi conoscere di persona, dopo presentate il C.V.
    Auguri di tutto cuore.
    ANGELO

  10. Finalmente la verità stà uscendo fuori: LA REALTà è CHE LA SCUOLA ITALIANA IN GENERALE è FATTA PER MANTENERE MOLTI “PROFESSORI” (SE COSì SI POSSONO CHIAMARA) CHE IN REALTà DI PROFESSIONALE HANNO BEN POCO …. RACCOMANDAZIONI, PARACULATE SCUSATE IL TERMINE, QUESTà è LA SCUOLA ITALIANA E IN GENERALE RAPPRESENTA BENE IL PAESE VERGOGNOSO IN CUI CI TROVIAMO … GENTE PAGATA PER SCALDARE LA SEDIA. ….PECCATO CHE CI SONO ANCHE ITALIANI ONESTI…..CHE PAGANO SULLA LORO PELLE L’INGORIGIA E L’AVIDITà DI ALTRI….. IO SONO UNA RAGAZZA DI 24 E MI VERGOGNO DI FAR PARTE DI QUESTO PAESE

  11. Sul grave problema disoccupazione sono necessarie soluzioni senza precedenti.
    E allora  perchè non provare  e migliorare questo “folle”  idea?:
    1-Individuare tutti i disoccupati (circa un milione?)
    2-Classificarli per età: 20-30enni,30-40enni,40-50enni
    3-Classificarli per studi,aspirazioni,eventuali esperienze (più o meno come si faceva con il  reclutamento per il servizio di leva)
    4-Individuare tutte quelle attività che sono considerate economicamente redditizie  ma che si sono perse per strada per la concorrenza e la globalizzazione e decidere di riconquistarle glorificando il “made in Italy” e non disprezzandolo; individuare tutte quelle attività di cui abbiamo perso l’interesse ma che potremmo farcelo ritornare       (agricoltura in chiave moderna , assistenza agli anziani in chiave  altamente  professionale,ecc,ecc,…);turismo a basso costo ben fatto (ci stanno superando anche quelli che definivamo “del terzo mondo”); utilizzare una buona parte di laureati disoccopati nelle scuole come assistenti ai Prof di ruolo ( alcuni paesii hanno già fatto qualcosa in merito);creare delle squadre di pronto intervento a sostegno dei vigili del
    fuoco in caso di pubbliche calamità(prevenire in molti casi è meno costoso che ricostruire);
    ecc,ecc,ecc….
    5-Dare loro uno  “stipendio di sopravvivenza” di circa 1000 Euro (anche part time per chi lo desidera). Si consideri inoltre che anche i disoccupati costano alla società ,sia in termini
    puramente economici che in terrificanti disagi sociali!!
    6-Prevenire con tutte le forze l’interferenza delle  amicopoli e  parentopoli. Impossibile?? No basta volerlo seriamente!!

  12. non male Luciano, finalmente una persona con soluzione, oltre che identificazione di un problema ovvio :) vuoi venire a candidarti con noi – DISOCCUPATI PER L’ITALIA (www.xitalia.org) nelle Comunali di Roma?

  13. complimenti è geniale spero che qualche deficente di politico legga questa veramente INTELLIGENTE recensione
    Auguri vivissimi  da un 57 enne che crede ancora che la nuava generazione ci riscatterà
    Salvo LONGO

  14.    Già quindici anni fa mi era chiaro che laurearmi sarebbe stato inutile per trovare lavoro. A chi mi diceva “Ma come, chi si laurea ha tante prospettive!” rispondevo che era miope. Come faceva a non vedere la realtà?
    Già quindici anni fa era chiaro come la luce del sole che la quantità di laureati che l’università produceva era completamente fuori scala rispetto alle necessità reali del paese. Ricordo che alla sola facoltà di architettura di Firenze gli iscritti ogni anno erano migliaia. Roma e Milano ne contavano molti di più. Certo, i laureati facevano un conto differente, erano un decimo,comunque una cifra senza senso. Ma gli studenti erano una statistica differente rispetto ai disoccupati, quindi migliaia di studenti significavano migliaia di disoccupati in meno.
       Ora i nodi vengono al pettine: trent’anni di politiche mirate solo a dimostrare numeri, senza costruire strategie, hanno prodotto una società che sembrerebbe strana ed instabile anche ad un ubriaco.
    Perchè mi sono laureato, allora, mettendoci vent’anni? Per finire ciò che ho cominciato, odio lasciare le cose a metà. Ma, cosa più importante, FONDAMENTALE: perchè la materia mi piace. Perchè volevo sapere, perchè volevo approfondire una conoscenza. Ora sono dottore in architettura, e mi piace l’idea di definirmi “dotto”, anche se il riconoscimento accademico sembra una burla.
       Cerco lavoro. Lo cerco in qualunque settore: dal facchino al muratore, devo pagare l’affitto. E devo evitare attentamente di spedire un curriculum con scritto “laureato”: nella maggior parte dei casi non solo è inutile, ma può essere anche squalificante. Si sa, un laureato non vorrà mai restare in una azienda che opera in un settore non attinente a quello in cui si è specializzato.

       Alla faccia della mobilità.

  15. bravo Giorgio Tedone, hai detto tutto ciò che penso e hai avuto il coraggio di dirlo a tutti anche se no cambierà molto putroppo..

  16. potrebbe cambiare..se ci mettiamo a farlo in prima persona.. Giorgio in effetti lavora… ma noi dal DISOCCUPATI PER L’ITALIA (xitalia.org) offriamo a tutti la possibilita’ di poter cambiare il sistema da dentro.. o quanto meno a provare a farlo… non bisogna arrendersi, Antonella :)))… cerchiamo candidati per le comunali 2013 :))) e questo gia’ e’ una concreta possibilità’…

  17. Indice alfabetico parole italiane:
    conseguirono
    conseguisce
    conseguisci
    conseguisco
    conseguiscono
    conseguiste
    conseguisti
    conseguita
    conseguite
    conseguiti

  18. Secondo me queste sono cose risapute da decenni. La crisi economica non ha fatto altro che acuire ancora di più il problema.

    Chi sceglie di studiare, anche e soprattutto materie non tecniche o scientifiche, si assume il rischio, per così dire, di fare più fatica degli altri a trovare un’occupazione dopo il conseguimento del titolo.

    Però non darei un quadro così desolante dei giovani (e meno giovani) laureati in discipline tradizionali.

    Un po’ di sano orgoglio, forse, non guasta; perchè, anche se non serve a trovare in fretta un buon lavoro, può di certo aiutare a sviluppare più senso critico nei confronti della realtà politica e sociale che ci circonda.

  19. Chiaro che una laurea in ingegneria o medicina paghi di più, ma sopratutto nel primo caso, se non si ha una mente matematica e non si è portati per la matematica è completamente inutile provarci, per il discorso della terza media, non è che tutti gli artigiani e idraulici diventano ricchi, molti fanno la fame; la verità è che esistono persone propense al successo perché sono concentrati e grandi lavoratori e altre no, poi conta anche la fortuna riuscire a trovare un ambiente o un mestiere che ti piaccia, quando fai un lavoro che ti piace oggi come oggi sei la persona più fortunata al mondo e puoi avere successo, che sia un lavoro manuale o più intellettuale,conosco gente che fa il fattore cioè l’operaio di fiducia nelle aziende agricole, che con la terza media guadagna oltre le 1600 al mese, senza straordinari e non è detto che faccia sempre lavori faticosi,anzi in agricoltura come in tutti i settori la meccanizzazione sta alleggerendo il lavoro( facendo sparire molti posti di lavoro), comunque la laurea in scienza politiche tanto criticata, in realtà da più lavoro che altre lauree tecniche, basta vedere per esempio i biologi o gli agronomi, che non guadagnano tanto e fanno fatica a lavorare(sopratutto i secondi).
    In italia si deve ripensare il sistema scolastico, abbiamo una scuola totalmente scollegata dal mondo lavorativo, dobbiamo avere anche una politica industriale e dobbiamo inserire sistemi sociale e redditi garantiti come in tutta europa, per chi non lavora temporaneamente o per lunghi periodi, come sta succedendo.

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