Lavoro e flessibilità: tu da che parte stai?

Einstein sosteneva:

“È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato”

Possiamo dargli torto in un momento particolare come questo?

Ed è proprio da questa crisi economica che nasce il lavoro flessibile, una nuova forma di attività che permette al dipendente di bilanciare il proprio impiego con la vita privata.

Visto in questa prospettiva potrebbe apparire come una sorta di “isola felice”, ma come in qualsiasi contesto bisogna valutarne i pro e i contro.

Tra i diversi aspetti positivi emerge l’agevolazione dell’ingresso nel mondo del lavoro:  i giovani, quando escono dal percorso di studi, fanno fatica a trovare da subito un impiego a tempo indeterminato, per questo motivo un lavoro flessibile potrebbe rappresentare un passaggio iniziale per trovare un impiego fisso. Sicuramente il lavoro flessibile porta diversi vantaggi sia dalla parte delle aziende, sia dalla parte dei lavoratori, le prime sempre più propense a richiedere figure professionali momentanee in base all’esigenza della stessa, i secondi riescono ad organizzare in maniera ottimale la propria vita privata avendo a disposizione più tempo.

Ma cosa nasconde l‘altro lato della medaglia?

Indubbiamente a queste nuove richieste di mercato consegue un nuovo adattamento da parte del lavoratore che, purtroppo, non avendo più la certezza dell’impiego fisso deve essere pronto a cambiare professione ogni volta che l’esigenza lavorativa lo richiede. Questa impossibilità di programmare il futuro rischia di sfociare nel precariato, accrescendo così l’incertezza sul piano professionale.

Di fronte a questo recente panorama lavorativo è necessario un nuovo adattamento della mentalità del lavoratore.

Se prima l’ingresso nell’attività lavorativa segnava il raggiungimento di una stabilità economica certa, ora rappresenta solo l’inizio di una serie di incertezze e di nuovi adattamenti.

Il consiglio che possiamo dare: abbiate una mentalità aperta e siate flessibili.

Articolo redatto da PRime-Italy, Associazione di Comunicazione e Organizzazione Eventi formata da studenti universitari di Torino

http://prime-italy.org/blog/




3 risposte a “Lavoro e flessibilità: tu da che parte stai?”

  1. Mettiamola così : una delle migliaia di piccole aziende manifatturiere ancora in vita lavora su commesse di nicchia. Dunque se arrivano le commesse lavora altrimenti rallenta oppure si ferma. Se non arrivano le commesse , magari per una crisi nel comparto per cui è specializzata con innovazioni anche brevettate che deve fare se non ricorrere a lavoro flessibile per integrare i 2-3 dipendenti fissi?

  2. Mettiamola cosi: perchè un tempo il lavoro flessibile non esisteva e le cose andavano bene? Perchè affinche ci sia la domanda deve esserci gente con un lavoro stabile e ben retribuito, l’ economia non gira più perche c’ è troppo precariato e come il cane che si morde la coda: le aziende non assumono perchè mancano commesse ma come fa uno a spendere se ha un lavoro discontinuo e reddito incerto ???

  3. io la flessibilità la applicherei in politica visto che lor signori una volta seduti non si staccano più.

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